Monthly Archives: October 2014

QUANDO DALL’ITALIA SI PARTIVA

Elementi di memoria che mettono in evidenza la durezza delle condizioni ed il razzismo incontrato nei luoghi di approdo, per lo sviluppo di un empatia della solidarietà che incrini l’anestesia culturale e l’oblio riguardante le storie migranti. Elementi presi a prestito dalle interviste fatte da Marco De Biase a emigranti italiani del secondo dopoguerra nel suo bel lavoro: “Infami senza lode. Etnografia dei migranti italiani a Toronto e dei “rimasti” in Italia”; e dalle parole del pezzo “Sull’Atlantico” tratta dall’album del 2014 “Gli ammutinati del Bouncin. Ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari” di Murubutu, Mc di Reggio Emilia già attivo nel gruppo rap La Kattiveria.
Dal libro di De Biase.

Salvatore, (classe 1946) arrivato a Toronto nel 1958 con i suoi genitori, intervistato da De Biase nel 2009, racconta:
“Io appena sono arrivato a Toronto e ho visto come campavano gli italiani e anche gli altri migranti che non tenevano niente, ho capito che quella vita non l’avrei mai fatta. Scusa, se dovevo campare così malamente valeva la pena che ce ne stavamo in Italia. Mio padre aveva una pizzeria insieme ad altri parenti. Lavorava e lavorava e non teneva mai soldi. All’inizio con quei quattro soldi che guadagnava pagava l’affitto di casa. Poi dopo cominciò a guadagnare qualcosa, ma che senso aveva mettere da parte dei soldi e non avere nemmeno il tempo per spenderli? È una cosa stupida! Fare i sacrifici una vita per non sapere un cazzo di quello che ti circonda. Questi sono gli Italiani! Comunque io pensavo a guadagnarmeli da solo i soldi e avevo capito come fare. L’ultimo vero lavoro che ho fatto è stato il cameriere nel ristorante di mio zio fino all’età di 16-17 anni. Poi, mi sono sempre arrangiato facendo dei lavoretti ogni tanto”. (p. 70-71)

Modestino, (classe 1944) arrivato a Toronto con i suoi genitori nel 1957 da un paese dell’Irpinia, intervistato da De Biase nel 2009, racconta:
“Io nella mia vita ho fatto diversi lavori, in verità ho fatto finta di fare diversi lavori, ho provato tutta la vita a fare finta di lavorare per fregarmi i soldi. Ti assicuro che non mi sono mai sforzato più di tanto. Io la mia vita l’ho sempre vissuta al massimo senza rinunciare a nessuna esperienza. Vedevo mio padre sgobbare con un pennello in mano tutto il giorno sulle impalcature, la maggior parte degli italiani faceva la fame e lavoravano come i fessi tutto il giorno. Io dico: già vi hanno costretto ad andare via da casa vostra, dove siete nati. Poi venite in un altro paese e pensate solo a lavorare. Rubate e divertitevi visto che ormai l’Italia è lontana. Tanto qua faceva schifo peggio dell’Italia. Si, c’era il lavoro, ma non è che il lavoro sotto padrone sia una cosa tanto bella. Lavoravano come delle bestie per comprarsi la casa, per i figli. Ma quale figli e figli”. (p.76)

Tony, (classe 1952) arrivato a Toronto all’inizio degli anni Sessanta con sua madre e sua sorella, il padre era già in Canada per lavoro, intervistato da De Biase nel 2009, racconta:
“[…]Oggi, [alcuni italiani] si sono fatti i soldi sulle spalle degli altri e fanno ancora finta di andarsene a messa e di mangiare la pasta italiana. Manco la sanno cucinare la pasta. Prima hanno fatto gli schiavi e oggi fanno i padroni e altri poveri cristi fanno gli schiavi. Io, invece, non me la sono mai passata bene. I miei genitori hanno lavorato molto e sono riusciti solo a comprare una casa dove vive mia sorella con i miei nipoti […]”. (p. 79)

Pasquale, (classe 1939) arrivato a Toronto dalla Calabria nel 1959, intervistato da De Biase nel 2009, racconta:
“Quando sono arrivato qui c’erano tutte le razze. Io non avevo mai visto gente tanto diversa. Non ho mai avuto nessun problema, alla fine sempre dentro la stessa barca stavamo. Spesso vedo in televisione che in Italia i lavoratori stranieri vengono trattati proprio male. Non possono vivere in quelle condizioni. Da un lato penso che noi ce ne siamo andati da casa per far posto a loro, ma dall’altro penso che degli uomini non possono essere trattati a quel modo. Quando siamo arrivati a Toronto il razzismo era forte, soprattutto da parte degli inglesi. C’era una legge che vietava a noi italiani di riunirci in pubblico a più di due persone. La domenica quando andavo a vedere le partite qui a College la polizia veniva a picchiarci e noi per evitare questo camminavamo avanti e indietro per la strada […]”. (p. 44)

M. De Biase, Infami senza lode. Etnografia dei migranti italiani a Toronto e dei “rimasti” in Italia, Ombre corte, Verona 2012.
http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=331&tipo=novita

Qui il testo di “Sull’Atlantico”, come dice Murubutu all’inizio del pezzo “una storia d’altri tempi, una storia di ‘sti tempi”..
Una storia d’altri tempi, una storia di ‘sti tempi…
-Dammi un abbraccio,  due baci, qua ognuno fa quello che può..
Prendi coraggio e una sciarpa…..farà freddo a Nuova York…-
Gianni come molti partiva dal molo più a Sud,
la nonna gli parlava con gli occhi: – non ti rivedrò mai più…-.
Non era ancora un uomo ma aveva braccia e polpacci forti
e il sogno del nuovo mondo come altri compatrioti
che vedevano nell’America una vita senza fame e
bastavano due settimane per raggiungerne i porti
e lo videro sparire sulla strada cantoniera,
tra le vigne e i gelsi bianchi già sepolti dalla sera,
strappò col destro un cimo corto di olivo acerbo e
lo aveva ancora in tasca quando arrivò al porto di Palermo.
Guardò lo sterno in ferro della nave sulle acque,
nelle tasche un biglietto per l’inferno della terza classe.
-Un bacio a te mamma, la nave qua è già fra le onde,
tu che hai preferito piangermi nella distanza più che nella morte-.
Rit: e quanti anni sono? sono tanti anni fa. …
e quanto campa un uomo? non così tanto man..
non sono solo sai i porti degli altri, i corpi degli altri, i morti degli altri…
e quali anni sono? Questi anni qua…
e quanto vale un uomo? Quanti anni ha…
non sono solo sai i mondi degli altri, si scaldano al sole qui i volti  migranti
I migranti ora pregano, stipati nei loro giacigli,
sono i dannati sull’oceano come De Amicis,
due settimane di agonia fra i pianti dei figli,
qualcuno muore di malattia, volano in mare i corpi dei villici.
Lo scafo apre le acque come una forbice,
bagna di sale i molti volti esausti sul ponte,
dopo tutto il giorno passato a fissare l’orizzonte
hanno le rughe degli occhi con la forma dei contorni della  coste.
Poi l’arrivo là all’alba e a Gianni  pare ormai fatta,
la massa canta quando la nave attracca a Manhattan,
attacca la pancia all’attracco e calma rovescia la calca
che passa sotto lo sguardo di ogni guardia di Ellis Island.
Ma il sogno del luogo si incrina già sul nuovo molo
-Hei men! – Gianni è un uomo solo fra tanti e solo un uomo,
c’è un manifesto monocromo che parla di loro,
c’è scritto: -Zio Sam attento alla nuova orda dei ratti italiani sul suolo!-
Gianni lavora a ore, come scaricatore navale,
dorme testa-piedi con altri dieci in un monolocale,
quando si corica stanco, si gira di lato e scrive di fiato:
-cara madre non è questo il paese che avevo sognato..-.
Passa mesi nei porti, mette da parte dei soldi,
negli anni il “dago” diventa Gianni e Gianni diventa Johnny,
ora che ha i fondi in tasca scappa dai bassifondi
sposa un paesana, compra una casa nel Wisconsin;
ora ha una piccola ditta che taglia legname
ma 30 anni sono molti e pensare a casa lo fa stare male,
così solca l’oceano e ritorna alla patria Trinacria,
dove i fiori di bouganvillea sembrano farfalle di carta.
Gianni sulla spiaggia di casa, sotto il sole che scalpita,
guarda il mare che guarda la costa che guarda l’Africa
poi all’orizzonte scorge un barcone, è fitto di corpi e dolore,
Gianni rivede sé stesso: il migrante ha un solo colore, un solo nome.
Rit.

http://murubutu.blogspot.it/ il blog con i testi
Murubutu, Sull’Atlantico (prod. TriplexFila), Gli ammutinati del Bouncin. Ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari, 2014

QUANDO DALL’ITALIA SI PARTIVA (ANCHE SE NON SI É MAI SMESSO)..

 

Mos Maiorum

Lo «stato di emergenza» contro i migranti

si fa regola ad ogni cambio di presidenza dell’UE.

Dal 13 al 28 ottobre una grande operazione poliziesca su scala europea avrà luogo contro i migranti e le migranti. Con il nome di “operazione Mos Maiorum”, il suo obiettivo è di arrestare e di controllare centinaia di persone per raccogliere informazioni in vista di rinforzare le politiche contro l’immigrazione.
Il nome “Mos Maiorum” la dice lunga sulla filosofia che sottende questa operazione: dal latino “i costumi degli antenati” Mos Maiorum designa nella Roma antica il modo di vita ed il sistema di valori ancestrali. I suoi cinque fondamenti sono: -fides: fedeltà, rispetto della parola data, lealtà, fede; -pietas: pietà, devozione, patriottismo, dovere; -majestas: sentimento di superiorità naturale e d’appartenenza ad un popolo eletto; -virtus: qualità propria di un cittadino romano, coraggio, attività politica; -gravitas: insieme di regole di condotta della Roma tradizionale, rispetto della tradizione, seritetà, dignità, autorità, Di che soddisfare fascisti e addetti alle teorie dell’invasione.
L’operazione Mos Maiorum è condotta congiuntamente dall’Unione Europea (UE), gli stati membri dello spazio di Schengen e le agenzie europee Frontex ed Europol.
Frontex (Agenzia europea per la gestione della cooperazione operazionale alle frontiere esteriori) è un’agenzia europea che a partire dall’Ottobre 2005 (data della sua prima operazione) si incarica di condurre diverse operazioni di sorveglianza e di controllo alle frontiere esterne dell’Europa (principalmente a Sud e ad Est). Mezzi militari, tecnologici e polizieschi sono messi a sua disposizione (navi, elicotteri, radar, detettori, ecc.) dagli stati membri dell’UE ed gli è garantito un budget di diverse decine di milioni di euro ogni anno. È il braccio armato delle politiche migratorie europee: Frontex organizza la blindatura militare e tecnologica delle frontiere. L’agenzia interviene anche fuori dall’UE, principalmente nei paesi alle frontiere esteriori, per esternalizzare le politiche migratorie europee. Organizza anche voli charter per espulsioni congiunte tra più paesi. Decine di organizzazioni europee ed internazionali lavorano con Frontex: agenzie internazionali di polizia e giustizia, organismi di gestione delle migrazioni e dei rifugiati, centri di ricerca e di sviluppo in materia di sicurezza, ecc.
Europol è l’ufficio di polizia criminale intergovernativo dell’UE che coordina il lavoro delle polizie nazionali in materia di terrorismo, mafie, traffico di stupefacenti e criminalità organizzata. Sempre più Europol partecipa alle operazioni europee organizzate contro i migranti con l’obiettivo dichiarato di “smantellare le reti dei clandestini, dei trafficanti e dei gruppi terroristici”, famoso trittico “immigrati, trafficanti, terroristi” che sottende tutte le politiche europee nella lotta all’immigrazione e che serve da catalizzatore per legittimare le sue azioni. La situazione politica attuale in Iraq e in Siria da la possibilità di approfittare ancora meglio di queste retoriche.

La zona di controllo si estende sul territorio di 32 paesi (i 28 dell’UE più 4 non membri dell’UE ma appartenenti a Schengen) oltre che in mare: dalla Norvegia alla Spagna, dall’Islanda a Cipro, dal Portogallo all’Estonia passando per la Romania. Per questo non meno di 18.000 agenti di polizia e guardiacoste saranno mobilitati e i costi dell’operazione saranno coperti a posteriori da ogni singolo stato e da Frontex. La scelta delle zone di controllo è lasciata ai partecipanti e potranno essere molto estese: le acque territoriali, i porti e gli aeroporti, l efrontiere esterne ed interne dell’UE e di Schengen, le stazioni ed i treni, le autostrade, i trasporti pubblici e le strade, ecc.
Ogni controllo darà luogo ad una procedura che andrà a censire: informazioni sul controllo (nazionalità, sesso, anni, luogo e data di ingresso in Europa); sulle rotte perseguite, i mezzi di trasporto utilizzati e la destinazione finale; sui documenti in possesso, le procedure amministrative intraprese ed i pagamenti effettuati alle organizzazioni criminali. Un ufficio di coordinamento dell’operazione verrà attivato in Italia ed ogni procedura gli verrà trasmessa tramite un indirizzo mail (gruppo.frontiere@interno.it). Sembra che un’operazione di questo genere avrà luogo ogni 6 mesi, sotto il coordinamento del paese che assume la presidenza dell’UE. In ottobre e novembre 2012, un’operazione simile ebbe luogo: “l’operazione Aphrodite” al termine della quale 5.298 persone vennero arrestate in tutta Europa.
Mos Maiorum è al tempo stesso un’operazione per la ricerca di informazioni e censimento poiché migliaia di persone verranno controllate (con presa delle impronte digitali, iscrizione nei database di controllo europei, ecc.) ma anche un inchiesta su scala Africa/Asia/Europa per conoscere le nuove rotte intraprese dai migranti e dalle migranti, i nuovi paesi di partenza e di passaggio; così da permettere ai paesi europei, in collaborazione con i paesi “vicini”, di rafforzare i controlli ed attivare nuovi dispositivi.
Da anni, l’Unione Europea, la sua agenzia Frontex e gli Stati membri di Schengen mettono all’opera dei mezzi colossali per rendere inaccessibile l’Europa a coloro i quali e le quali non vuole accogliere, con la collaborazione accresciuta dei paesi cosidetti “di partenza” o “di transito”, nell’Est Europa, in Maghreb e in Africa Subsahariana. Il sistema dei visti (VISA) e sempre meno accessibile ai più poveri, la blindatura delle frontiere esterne, la guerra ai migranti porta con sé rabbia e sgomento. L’Atlantico e nel Mediterraneo, i muri di filo spinato e i dispositivi tecnologici di Ceuta e Melilla, la presenza militare e poliziesca in mare rendono le rotte migratorie sempre più lunghe e pericolose per i migranti. Negli ultimi 26 ann, più di 21.500 persone sono morte alle porte dell’Europa e le cifre non cesseranno di aumentare giorno dopo giorno.
All’inizio del 2014 il progetto Eurosur è stato attivato. Permette di condividere i mezzi di sorveglianza delle frontiere marittime già esistenti e di metterne di nuovi a disposizione (droni, radar, satelliti, ..). Le informazioni raccolte 24 ore su 24 sono al tempo stesso centralizzate e diffuse in maniera che ogni paese possa la situazione in tempo reale e prendere le misure d’intervento necessarie; significa “intervenire al fine di ridurre il numero di immigrati illegali che entrano nell’Unione Europea senza essere scoperti”.Una nuova missione chiamata “Frontex Plus” tra poche settimane andrà a rinforzare la sorveglianza al largo delle coste italiane e maltesi. Richiesta dall’Italia in seguito ai recenti arrivi di rifugiati sulle sue coste, essa dovrà rimpiazzare “Mare Nostrum” arrivata al termine.
Concretamente con questa operazione Mos Maiorum c’è da aspettarsi che il numero dei controlli e delle retate aumenterà durante il periodo dal 13 al 26 Ottobre.
Attenzione e solidarietà!

“La tradizione degli oppressi ci insegna che lo «stato di emergenza» in cui viviamo non è più l’eccezione ma la regola” W. Benjamin.

C’è da chiedersi se questa evocazione, Mos Maiorum, di antichi valori che legavano la società romana non vada reinterpretato attraverso la significazione di una società che si stringe al suo interno, almeno nella volontà di chi la amministra, di chi ne governa il territorio e le vite delle persone, definendosi in contrasto ad una alterità esterna, differente nella storia e lontana nei costumi.
Quando la storia di ogni territorio è sempre e da sempre stata luogo di incontro, scontro, mediazione e formulazione, di popolazioni, culture, soggetti.
C’è da chiedersi come mai, in un quadro in cui le politiche economiche dell’Ue stanno palesando il loro arrancare continuo e la propria disgiunzione in termini di singoli stati-nazione, un vincolo di legame si trovi nel controllo (inteso come perlustrazione) e nella difesa di una fortezza che sprofonda al suo interno.
Qual’è la volontà della compenetrazione tra discorso discriminatorio su base di provenienza e potere di legiferare, di amministrare, di controllare; dell’incremento coordinato e organizzato dei dispositivi di controllo UE contro i migranti e le migranti. Quale volontà nella definizione di una distanza, di un gap incolmabile, tra cittadini legittimi dotati di diritti e soggetti negati che per il loro stesso “essere” vengono considerati da legislazioni razziste, illegali, soggetti contro la legge per esistenza.
Il controllo sistematico e la difesa (come un combattimento attuato da una parte sola) dei confini non sono una novità per l’UE, bensì un suo tratto caratteristico che si consuma a tutti i livelli del continuum tra guerra ai e governo dei flussi migratori.
Inoltre l’operazione Mos Maiorum si inserisce nel solco di una “tradizione” che vede ad ogni cambio di presidenza UE, questo è il turno dello stato italiano, un azione di controllo di questo tipo, Perkunas, Hermes, Mitras, Demeter, Balder e Aphrodite gli antecedenti. Di modo da cominciare il semestre di presidenza dell’UE tracciando una linea di demarcazione all’interno della condizione umana, un confine netto che pone in una condizione di negazione chi sta al di fuori delle frontiere della cittadinanza e lo condanna ad uno stato di assedio mentale permanente.
Interroghiamoci per non essere travolti da quell’anestesia culturale che accompagna il dispiegarsi di dispositivi di controllo e discriminazione, con il loro carico di violenza diretta contro i migranti, nella società nella quale viviamo. Perchè?